Ciceruacchio

2008, Italia. E’ tempo di Ciceruacchi

Qui Melbourne. Passo.

con 2 commenti

Porca lamadonnamia”, queste le prime due parole rivoltemi da un australiano doc. Si chiama Frank, originario di Caltanissetta, ed è venuto a prendermi all’aereoporto – gratis – per il solo fatto che vengo da un altro Paese. “Marco?” – mi punta da una decina di metri e sorride – “Where are you from?”. Italy? E vai con la bestemmia. Pronunciata senza cattiveria, sia chiaro, con l’intonazione sbagliata ed un sorriso compiaciuto stampato sulle labbra. Ma io tiro lo stesso un sospiro di sollievo, che a sentire il TG2 di Mazza pareva che la comunità italo-australiana, sull’onda emotiva generata dalla visita del papa tedesco, si stesse preparando ad armarsi e partire per le crociate. Poi dice che il ‘vissuto’ degli italiani – anche credenti – non è laico, come sostiene quello. Di buon umore, ma con una maglietta troppo leggera, vengo scaricato di fronte al mio studentato. “Be good Marco”, stretta di mano con Frank che, prima di me, ha scaricato una ragazza inglese, un ragazzo indiano ed uno cinese ma che, solo a me, ha riservato parole di incoraggiamento. Sul pulmino domande di rito. Bastano per confermare che il mondo ormai si divide in due: noi occidentali che discettiamo di letteratura e scienze politiche, loro orientali che studiano numeri e formule. Ma questa è un’altra storia.

Prima del pulmino c’è stato l’aereo. Diecimila kilometri da Roma a Kuala Lumpur. Poi altri seimilacinquecento kilometri dalla Malesia a Melbourne. Il tutto ad una velocità di crociera di circa novecento kilometri orari, mantenuta per ventuno ore effettive a diecimila metri di altezza. Con tre ore di scali vari, fa ventiquattro ore. Niente male, no? La Malaysian Airlines si merita un ottimo voto. Sedili comodi, pasti ottimi e serviti concedendo al passeggero opportuni momenti di riflessione, ampia scelta di film e video. Hostess in kimono e stewards in papillon. Per giunta gentili. Nel lungo viaggio, quindi, non mi sono fatto mancare nulla, compresi 5 minuti di ragguardevoli turbolenze all’altezza delle Isole Nicobare, arcipelago dell’oceano Indiano orientale, buttato lì tra India e penisola indocinese. Risultato: qualche urletto, tre persone che si alzano, nonostante gli scossoni, per andare al bagno a vomitare ed un rapidissimo ma intenso sforzo mentale per calcolare la distanza dalle coste più vicine.

Sarà per quello sforzo che, arrivato nel mio studentato, Unilodge, crollo subito. Giusto il tempo necessario per snocciolare un rosario di alleluia in nome di Oscar che mi ha lasciato lenzuola, piumone e cuscino – apparentemente – puliti e profumati sul letto. Passo.

Written by ciceruacchio

Luglio 21, 2008 a 3:02 pm

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2 Risposte

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  1. che avventura mio caro….ed è solo l’inizio!!!
    continua ad aggiornarci
    1 bacione

    Francesca

    Luglio 22, 2008 alle 6:52 pm

  2. …ed ora, italian student, come procede??? Quali le news? Ottime, di certo…;)
    Aggiornamicivici prestooooo

    Mapi

    Agosto 6, 2008 alle 2:37 pm


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